Politica

Populismi e Social Network

L’ultimo capitolo della saga social di Matteo Salvini è il post, su Instagram, con cui Elisa Isoardi, conduttrice della “Prova del cuoco”, ha lasciato il Ministro dell’Interno: “Non è quello che ci siamo dati a mancarmi, ma quello che avremmo dovuto darci ancora” scrive citando Gio Evan, “Con immenso rispetto dell’amore vero che c’è stato. Grazie Matteo“.

Dopo qualche ora è arrivata la risposta del leader della Lega, affidata stavolta a Facebook. “Per educazione, carattere e rispetto non ho mai buttato in piazza la mia vita privata, non comincerò a farlo adesso, agli Italiani non interessa. Ho amato, ho perdonato, sicuramente avrò anche commesso degli errori ma ci ho creduto fino in fondo. Peccato, qualcuno aveva altre priorità. Buona vita”.

Cosa centrano questi post con il populismo? In che modo tweet, messaggi, stories, vita privata possono influire sulla vita politica, sul consenso, sull’immagine di un leader?

Basta guardare le statistiche dell’ultimo post di Matteo Salvini per capire la clamorosa forza comunicativa di quelle parole. Nel momento in cui scriviamo sono praticamente 40.000 mi piace, 2.451 condivisioni, 5.846 commenti. Tra questi i toni sono di assoluta esaltazione e ammirazione: “La tua donna è l’Italia, amala e difendila, lei ti sarà fedele e riconoscente, forza Capitano!” oppure “Sei un vero signore, Matteo! Avanti così!” ma anche “Anche noi apriamo le braccia come te per dirti ti vogliamo un mondo di bene Ministro“.

Dare al popolo ciò che il popolo vuole. Eccolo il populismo 2.0 dell’epoca dei social. E Matteo Salvini lo sa sfruttare a perfezione. Durante la sua ascesa politica, ma anche a quella di Donald Trump per esempio, sono emersi dall’anonimato anche coloro che ne curano il successo sui social. Consulenti, giornalisti, esperti di marketing, social media manager. Aldilà di manipolazioni e scorciatoie, profili falsi e account pirata, il successo dei politici populisti sui social è reale, tangibile. E assolutamente schiacciante.

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Uno studio dell’Istituto Jacque Delors di Berlino ha dimostrato come il Movimento 5 Stelle, la Lega, il Front National e l’Afd sappiano dominare la comunicazione sulla piattaforma con messaggi semplificati, contenuti banali, riflessioni rapide ed immediate su eventi drammatici come la crisi dei migranti, i terremoti, gli atti terroristici. Ogni messaggio quindi è ben diretto al suo pubblico: il segreto è infatti sta nel creare post che facciano presa non tanto su giornalisti, figure di vertici, editorialisti, ma sulle singole persone, che nel chiuso della loro casa, o nel privato del loro smartphone, cercano risposte alle loro speranze e alle loro paure.

La comunicazione di Matteo Salvini si basa su questo. Ed è gestita da un social-megafono, come lui stesso si definisce: Luca Morisi, digital philosopher, giovanissimo manager dei media del Ministro, a cui si dedica, stando alla sua bio su twitter, 24 ore al giorno, 7 giorni su 7.

Basta una foto con un panino col salame, un selfie davanti a dei barconi, uno scatto davanti al fango delle ultime alluvioni, una felpa della Protezione Civile, un cappello della Polizia, un giubbotto dei Vigili del Fuoco. Bastano delle immagini, delle parole facili ed immediate. Basta dare al popolo ciò che il popolo vuole. Che sia la fine di una storia d’amore o una manovra economica.

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