Intervista SOA su Radio Riot

 

http://www.radioriot.org/interviste/paolo_petralia

di Gianluca/Radio Riot

Nella scena romana Petralia è decisamente noto e sicuramente molti di voi sapranno di chi sto parlando: cantante dei grandi (e purtroppo defunti) Colonna Infame Skinheads, attuale membro dei Comrades, fondatore della S.O.A. Records e dell'estinta fanzine "Manowar"... insomma, una "carriera", quella di Paolo Petralia, ricca di interessanti esperienze che Gianluca è siamo andati a scavare, sperando di saperne di più su come un ragazzo come tanti ha vissuto (e vive) questa nostra scena.


Gianluca: Allora questa intervista te la faccio in qualità di attuale cantante dei Comrades, ex cantante dei Colonna Infame e fondatore della S.O.A. records e Oi! strike, nonché autore della (defunta?) "Manowar", che, per chi non lo sapesse, è una fanzine molto ben fatta a livello grafico e di contenuti. Insomma un bel po' di cose che non lasciano dubbi sul fatto che tu questa scena hardcore/punk/crust/grind italiana e mondiale la conosci, e bene.
A prescindere dalla parola in sé, che può voler dire tante cose e nessuna, cosa è "scena" oggi, nel 2003, in Italia? E all'estero?

Paolo: Purtroppo da un po' di tempo il lato Oi! della faccenda ha preso il sopravvento e sono diventato veramente un asociale tremendo. Quindi il lato collettivo della "scena" me lo sono perso per strada. La scena dal punto di vista superficiale è quell'insieme di persone che stanno ad un concerto. Se andiamo più in fondo la scena è quel più ristretto numero di persone che è attiva in qualche maniera sia per il proprio ego che per il bene comune del giro punk, hc, sxe, grind, etc. Era questo tanto tempo fa e pure se le cose cambiano suppongo lo sia anche adesso. In Italia così come fuori.

G: Leggendo "Manowar" mi ricordo mi colpì molto un tuo articolo circa i rapporti, spesso caotici, a volte conflittuali, con le varie band straniere. Veramente c'era da leggerne di tutti i colori. La cosa mi fece sorridere da una parte, dall'altra però mi fece riflettere. Voglio dire che si è probabilmente portati a pensare che nell'hardcore (userò questa parola da adesso in poi senza dover ogni volta specificare le tremila sottocategorie che ne fanno parte) ci siano valori diversi rispetto ad altri generi musicali, dove certi comportamenti poco corretti sembrano quasi giustificabili. Mi correggo: non tutti lo pensano, ma forse è una visione un po' idealistica che ho coltivato io stesso per diverso tempo prima di rendermi conto di come andavano alcune cose: né meglio né peggio che in altri ambienti. Con l'aggravante però che nel nostro questo è meno giustificabile, anzi non lo è per niente.
In quanto gestore di due etichette discografiche queste esperienze cosa ti hanno insegnato? Quando entri in contatto con un nuovo gruppo sei prevenuto oppure cerchi sempre di dare fiducia alle persone che non conosci?

P: Solitamente ci provo. Alla fine uno che ha un gruppo non dovrebbe essere troppo difficile da trattare di uno che vende il pane. Tu vai da tale panettiere e finché non ti tratta male, non ti vende il pane ammuffito tu continui a pensare che è uno a posto. Così è l'ambiente nostro, ci sono gli stronzi e ci sono gli "a posto". Poi può succedere che gli a posto diventino stronzi ad un certo punto… Succede prima o poi anche questo. Alla fine non fa una grinza. Pure io generalmente, dal punto di vista "professionale" ho una buona fama, poi magari c'è uno che ad Aosta ha avuto il pacco dopo tre settimane per colpa delle poste italiane del cazzo, ma per lui io sono stronzo, son cose che capitano. Comunque sono sempre abbastanza fiducioso nel prossimo, è una cazzata che mi porto dietro dal mio battesimo nell'hc: se uno è del giro deve essere per forza uno a posto… eheheh.

G: Lo stesso identico discorso lo potremmo fare in quanto membri di un gruppo musicale. Nei concerti che ho fatto con i gruppi in cui ho suonato m'è capitato un po' di tutto. Alla fine si viene a creare un evidente abisso su quanto ci si potrebbe aspettare dalla gente che vive questa musica, e quanto in realtà succede. Sarà forse che si cresce e quindi si è meno ingenui, e francamente si ha anche meno voglia di fare cose che soltanto pochi anni prima si era disposti a fare. Ma restano le piccole meschine ipocrisie tra i gruppi (un esempio banale: su chi deve suonare prima e chi dopo in un concerto), il parlare alle spalle e anche un minimo di servilismo verso questa o quell'altra band.
La domanda è la stessa di prima: quali sono le tue esperienze ed idee in proposito? Cosa ti hanno insegnato?

P: Mi hanno insegnato a farmi i cazzi miei. Se i miei gruppi fan cagare non veniteli a vedere; se i vostri fan cagare non andrò a vederli. Ho anche passato il tempo del "supporto" sempre e a tutti i costi quindi posso anche evitare di andare a tutti concerti (e non ci vado da un bel po'...) così come mi aspetto anche che non venga chissà quale orda barbarica a vedere i miei gruppi, proprio perché manca quello scambio di attenzione reciproca. Suonare logora; se ti fai 8 ore di furgone, arrivi nel tal posto e scopri che a suonare sono in 6 gruppi, te, ospite, sarai l'ultimo, ti sorbisci tutti sti gruppi, scopri che due di questi hanno gli stessi membri che si scambiano gli strumenti, poi sali sul palco e te dicono che te devi sbrigare perché sennò chissà cosa... Quante volte è successo questo?? Boh io avrò fatto circa 160 concerti con i miei vari gruppi e l'organizzazione è raramente impeccabile. Alla fine diventi stronzo pure te... Con la scusa che siamo tutti punk e tutti fratelli se la semo presi in culo svariate volte e continueremo a farlo volentieri finché ce pija bene, altrimenti lassamo perde quando all'ultimo concerto alle 4 del mattino i cani mutanti m'hanno addentato er culo... E' questione di adeguarsi, sai che è così che non semo fatti tutti allo stesso modo, che il volesse bene hc-punk è 'na calla (una stronzata, ndr), quindi o ce stai o quella è la strada. Tanto non è che sonamo e famo la rivoluzione, quindi pure se perdiamo qualcuno per strada, amen!

G: Mi accorgo che passa il tempo e anche nell'hardcore le nuove leve hanno stili e modelli di riferimento diversi rispetto ai miei o a quelli di chi ha cominciato prima di me. È sempre più raro vedere il punk sedicenne con la cresta, mentre generi come il new school fanno proseliti. E allora ecco che spuntano tutta una serie di nuovi elementi distintivi: lo skate anziché la bottiglia di birra, l'essere straight edge o vegetariano anziché anarchico, o anche il modo di vestirsi. Ovvio che sto generalizzando, ma a parte alcune singole individualità per il resto la situazione è questa.
Non mi sento tuttavia di esprimere una critica radicale a ciò. Tutto sommato ognuno prende la propria strada e ha bisogno di crearsi -per poi eventualmente distruggere- i propri miti. Quali sono stati i tuoi iniziali punti di riferimento? Pensi di averne vissuto anche l'aspetto più "fashion" oppure qualche anno fa le cose erano diverse?

P: E' tutto un gira gira ed un magna magna se vuoi. A cicli si torna indietro, non ce so mai stati tanti crestoni come negli ultimi 3-4 anni a Roma, così come non c'erano stati così tanti sXe prima dei tempi della Legion di qualche tempo fa, e adesso è ritornato vagamente in punk-hc old school. Francamente penso di essere stato poco influenzato da quello che era trendy, ho iniziato ad andare in posti e la gente che suonava era quanta quella che stava sotto al palco, non si può certo parlare di moda... Sono stato sempre uno atipico con i gusti "confusi" e difficilmente catalogabili, oltretutto non è che sia uno che ama mettersi in mostra quindi ho sempre schivato anche il lanciare le mode. Quando sono stato iniziato al giro la scena contava di 12 unità forse, 4-5 si ispiravano chiaramente alla parte USA stelle e strisce, io un po' meno anche se i messaggi degli Y.O.T. ancora me li porto belli intrinseci dentro di me. Ma non per questo era mejo all'epoca. Sicuramente è più divertente ora che ci sono tonnellate di gruppi, concerti, dischi, internet... Una cosa particolare dell'epoca era che in solo 12 unità eravamo davvero diversi da tutti...

G: Forse non lo sai ma con i Threat Of Riot eseguiamo sempre ai concerti una cover dei Colonna Infame. E che sia presente un pubblico di 5 persone o di 100, che sia composto di skin, punk o qualsiasi altra cosa, inevitabilmente si crea un immediato coinvolgimento del pubblico. Gente che magari non aveva mosso un dito fino a quel momento si scatena improvvisamente in modo allarmante. A parte il fatto che forse dovremmo cambiare genere (e magari diventare una cover band dei Colonna Infame...) penso ti faccia piacere pensare al ricordo così forte che avete lasciato. Ricordo peraltro che una volta dicesti che se con i Comrades c'era più l'amicizia ad unirvi con i Colonna era possibile togliersi qualche sfizio in più grazie ai rimborsi più elevati dovuti anche al pubblico numeroso che vi seguiva.
Probabilmente te lo avranno chiesto mille volte, facciamo milleuno allora: perché vi siete sciolti? Perché secondo te se eseguissimo una cover dei Comrades molto probabilmente non avremmo lo stesso riscontro di quella dei Colonna?

P: Eheheh, beh i due gruppi fanno musica talmente diversa che è poco ma sicuro che non lo avreste e si domanderebbero anche se siete totalmente impazziti... Comunque i Colonna si sono sciolti tranquillamente, lasciando solo dolore interno a noi stessi, ma senza scazzo alcuno. L'andare in sala e guardarci nelle palle degli occhi senza fare nulla di nuovo, e qui ci metto anche un mea culpa, ha parecchio distrutto la vena propositiva dei Colonna: da qui ci siamo sciolti in amicizia. I rimborsi più elevati si fa per dire comunque, dato che il top raggiunto è stato di 600 mila lire per un Roma-Milano, top da un punto di vista di gruppo do it yourself. Si il pagarsi la sala prove una tantun comunque non era poi male...

G: Sei vegano da diversi anni se non sbaglio, se non altro lo sei diventato in tempi meno sospetti, in cui era una moda meno diffusa rispetto ad ora. Da vegano penso che questa scelta comporti una necessaria integrità comportamentale ed etica che, ad esempio, il vegetarianesimo non richiede. Quest'ultimo d'altro canto resta un movimento che ha senz'altro connotati etici, ma soprattutto salutisti, e per questo non mancherà di affermarsi nei prossimi anni (del resto tra i ristoranti più cari a Roma ci sono proprio quelli vegetariani!). Il veganesimo invece l'ho sempre concepito come una forma di opposizione radicale non soltanto ad un determinato tipo di alimentazione (anzi ti dirò che, per assurdo, considero questo aspetto quasi secondario rispetto al complesso) ma ad uno stile di vita che non sento essere il mio. Ma tutto questo è frustrante, almeno per me. Giorno dopo giorno mi rendo conto di come siano tante, troppe le cose che potrei fare e non faccio, di come cioè l'integralismo di cui ti dicevo risulti "violentato", e non per scelta, ma quasi per necessità, anzi obbligo. Ed ecco che, giunti alla mia stessa conclusione, in molti prospettano un abbandono della civiltà moderna, per potersi coltivare il proprio orticello in campagna.
Qual è la tua opinione in proposito? Non ti sembra di vivere come una sconfitta la scelta di lasciar perdere tutti i problemi e le beghe quotidiane per ritirarsi in pace e solitudine? Ma l'hardcore non era anzitutto diffusione di un messaggio?


P: Si, ma c'è profeta e profeta; io non me la sento di parlare al mondo delle mie scelte e quindi non lo faccio. Sicuramente sbaglio perché magari lo farei con più umiltà rispetto ai guerrieri del veganesimo che girano... e che fanno sembrare il movimento come un esercito di furiosi esaltati. Comunque sì, un altro dei progetti in cantiere è andarmene affanculo via da Roma, non so se con orto o senza, ma comunque in una dimensione più tranquilla. La vita del discografico fino ad adesso offre solo case in sottoscala con vista su pneumatici di macchine parcheggiate, quindi è più che naturale che la pensi così...Sono stato sempre un pessimo comunicatore, o meglio me faccio i cazzi mia, tu ti fai i tua e chi s'è visto s'è visto, non so se mi segui. Perciò ambisco solo a ritirarmi in un posto meno affollato e dall'ossigenazione meno tremenda di quella di viale Marconi. E' un po' un fallimento per una generazione piena di buoni sentimenti, ma alla fine di tutti i vegani che giravano, arrivati a 30 anni non è che ne conto poi chissà quanti rimasti...

G: Da romano posso dire di amare la mia città, che è una città di merda probabilmente, piena di contraddizioni e contrasti, ma che resta la città in cui sono nato. Per quanto poi i luoghi di ritrovo e le persone siano sempre le stesse non manca mai quel clima di "dispersione" probabilmente indotto da una coesione pressocché nulla (visto che continuano a coltivarsi le singole amicizie a discapito del gruppo). Come vivi il tuo rapporto con questa città? Cosa ne pensi? Se non sbaglio una delle ultime canzoni dei Colonna era proprio dedicata a questo discorso.

P: La vivo male, perché sono uno che si deve muovere in macchina e la cosa mi costa molta fatica, perché i romani sono dei cazzoni totali, perché comunque non è facile campare in una città-metropoli di 3 milioni e passa di abitanti. Io farei a botte con dieci persone al giorno se non fossi uno che pensa prima e soprattutto se avessi il fisico di Lou Ferrigno. Anche io la amo sicuramente, ma manco c'ho più il tempo de annà a famme una passeggiata al Pantheon, quindi tanto varrebbe trovasse sistemazione migliore. Si c'era una canzone dei Colonna che recitava l'amore e l'odio per la nostra città, ma temo che ormai sia solo odio...

G: Mi ritrovo spesso ad affrontare discorsi sull'emancipazione femminile, con ragazzi e ragazze... è strano farlo nel 2003, a quasi un secolo di distanza dall'inizio di questo movimento. Passati gli anni '70 e il relativo fervore socio-culturale che non mancò di coinvolgere anche le donne e il relativo movimento femminista, pare che le cose si siano fermate. O che perlomeno siano andate a rilento. Le assunzioni maschili nelle imprese continuano ad essere la maggioranza, e sono tante le zone del nostro paese (ma potrei dire del mondo) in cui il ruolo della donna resta legato, non certo per sua scelta, al focolare domestico e alla procreazione.
A cosa pensi sia dovuto ciò? Non credo che certe intransigenze da parte di alcune frange del suddetto movimento siano assolutamente sterili e fuori luogo?

P: Non lo so vivo in un mondo tutto mio dove i contatti con l'universo umano sono assai rari; maschi e femmine che siano. I miei migliori amici sono il computer, la macchina, la palestra e la piscina. Con il resto ho dei contatti molto sporadici e quindi non so darti risposte precise a questo annoso problema.

G: Restiamo in tema di diritti sociali, visto anche che l'attualità li vede protagonisti. Due mesi fa circa a Parigi 2 italiani hanno celebrato il primo matrimonio omosessuale. Beh non si è trattato propriamente di matrimonio ma di riconoscimento di famiglia di fatto, che a fronte di una serie di limitazioni (tra cui la principale: il non poter adottare dei figli) concede anche un ampia serie di diritti. Che si sia contrari o favorevoli s'è trattato comunque di un passo importante. Leggevo stamattina sul giornale che il parlamento europeo s'è pronunciato favorevolmente in merito, si presume quindi a breve l'emanazione di una direttiva che costringerà anche l'Italia a modificare le proprie restrizioni in materia. In un paese come il nostro in cui la legge in tema di rapporti coniugali è uguale a 50 anni fa (nonostante alcune importanti modifiche) non è poco! Tu cosa ne pensi? In particolare: sei d'accordo con queste unioni di fatto? Sei d'accordo con la possibilità di riconoscere loro la legittimità dell'affidamento/adozione di un figlio?

P: Non c'è nulla di male nello stare bene con una persona del tuo stesso sesso sia a parlarci sia a letto. E quindi perché non riconoscere comunque un'unione in stile matrimonio??? Io sono particolarmente contrario alla sacra unione, ma alla fine capisco pure chi si vuole tutelare per il futuro, coppia etero od omo che sia. Affidare loro un figlio potrebbe essere una questione delicata, ma d'altra parte se non si inizia da qualche parte rimarremo sempre al medioevo. Quindi perché no??
Non voglio fare il moralista del cazzo: la parola frocio ricorre nel mio vocabolario molto spesso, ma non penso di essere eccessivamente omofobo, anzi forse non lo sono affatto.
Alla fine tra i miei gruppi preferiti figurano Sigue Sigue Sputnik, Dead Or Alive & Los Crudos, tutti con cantanti dichiaratamente omosessuali... eheh.
G: Una ventina di anni fa la nascita incontrollata di emittenti radiofoniche creava l'illusione di nuovi spazi di libertà. Non ho vissuto in prima persona quel periodo ma posso immaginare come fosse entusiasmante l'idea di potersi gestire una radio tutta propria, esporre le proprie idee ad un numero di ascoltatori potenzialmente illimitato, ascoltare e far ascoltare la propria musica. Presto comunque l'euforia venne meno e ora l'emissione è strettamente controllata e gestita da permessi/licenze. D'altro canto credo che difficilmente si potrebbe ripetere una situazione come quella, anche nell'ipotesi in cui ciò fosse possibile, la minaccia di chisura di Radio Onda Rossa di un anno fa ne è stato il triste epilogo.
Però ultimamente la medesima (aggiungo: ingenua) euforia è stata vissuta, lo è tuttora, con internet. L'assenza di metodi di controllo efficace ha consentito il proliferare di una marea di siti web, con ogni genere di contenuto. Ancora una volta la sensazione è quella di poter gestire da soli il proprio messaggio (tant'è che sono spuntate molte emittenti radiofoniche via web, che cioè trasmettono i loro programmi soltanto in rete). Sarebbe interessante sapere cosa ne pensi tu in proposito. Noto che hai un sito ben curato per le tue etichette discografiche e presumo che oramai parte dei tuoi rapporti sia via mail... come questa intervista del resto. Che sviluppi futuri vedi in merito?

P: Prevedo un ulteriore approfondimento sessuale del mio computer. Parliamoci chiaro: chi si vive la musica con un certo stile come può essere il mio o comunque chi ci dedica anima e cuore e molto tempo, è descritto come nerd. Beh internet ha comunque accentuato questa figura ancora di più, e ci ha un po' più rincretinito. Da qualche parte ho ancora lettere che mi mandavano gente dei Wretched, Jello Biafra, Thurston Moore dei Sonic Youth, i Crash Box, i Chaos UK, i Doom, interminabili lettere dei ragazzi dei Kina… Beh, alla fine invece tutta la bella corrispondenza di questi ultimi anni, è incrementata certamente sì, e si è risparmiato tanto in termini di tempo e denaro, ma alla fine passerà tutta al dimenticatoio... Idem per le fanzine. Alla fine di tutta la roba online non è che mi piaccia granchè, non mi resta niente in mano, non ho niente da andare a riguardare tra 20 anni...Per non parlare di tutta una serie di personaggi che non esistono materialmente ma che comunque esistono online, gruppi fantasma, gente fantasma... Ma, non demonizzo, alla fine i tempi cambiano e va bene così.

G: Qualche tempo fa ho litigato con un gruppo di Palermo (di cui non farò il nome per evitare ulteriori e inutili strascichi) perché, a detta loro, mi ero "permesso" di infangare il sacro movimento straight edge, depositario, sempre a detta loro, della realtà rivelata e in quanto tale intoccabile. In realtà mi ero limitato a porre in evidenza gli elementi contraddittori che lo distinguono e che ne sono parte integrante. La mia non era una critica ma una constatazione. La ripropongo a te. Premetto che non sono sxe ma che condivido alcuni aspetti di questa realtà, mentre altri non li capisco proprio. Ma lascerò da parte le mie opinioni personali.
Come fanno a convivere esaltazione del rispetto e pensiero hardliner? Eppure sono 2 aspetti di uno stesso movimento. Ma senza voler andare a pescare tra le frange estremiste americane potrei citare duemila esempi di scarsa comprensione (tanto per usare un sinonimo di intolleranza) da parte dei xnomeacasox nostrani...La stessa Legion era un esempio piuttosto evidente di chiusura mentale verso l'esterno non trovi?

P: Bah, io ho sempre dato retta, dedicato tempo e rispetto a chiunque lo facesse con me, crestato, pelato, sxe, paranormale e romanista che fosse. Per questa mia, diciamo, tolleranza, sono stato sempre benvoluto da tutti o quasi. Alla fine io sento diversi generi di punk/hc/oi!/metal/sxe e vattelappesca e mi trovo a contatto con i diversi sottogeneri di subumani che condividono la musica con un altro subumano che sono io. Se alla fine della serata stai fatto come una pigna, basta che non mi caghi il cazzo, l'indomani siamo sempre compari, mica c'è problema. Scusami se mi esprimo materialisticamente ma ho studiato poco... La Legion era un insieme di persone reiette come ce ne sono tante altre, che si è trovata tutta insieme ad un certo punto e si sentiva forte così come qualsiasi altra sottocultura, tutto qua. Dato che poi lo sXe è una delle tante mode passeggere che si mandano giù come l'acqua fresca, sono passati tutti per altri lidi. Avranno capito forse che la loro intolleranza era un po' fuori luogo visto che nessuno o quasi è più come prima. Mi sembra che la scena sXe perlomeno quella romana sia in un momento di bassa totale, quindi ne riparleremo quando ci sarà una seconda Legion...

G: ..a proposito di Legion: che ricordi ne conservi? Ultimamente ho assistito a dei timidi tentativi di riformarla, conclusisi in qualche concerto per pochi. Come lo vedi?

P: Che ne conservo? Niente, visto che io non c'entravo nulla... All'epoca sono stato estromesso perché non ero abbastanza fedele a tutti i crismi dettati dai vari guru ormai passati a fare pop music. Quindi non posso dire che conservo bei ricordi, anzi, amici persi non so perché, inasprimento ed acidità ulteriore della mia personalità, tanta stupidità da parte di gente che aveva sì potenziale organizzativo, ma che secondo me lo usava in maniera bovina... Come ho già detto, i sopravvissuti di quel periodo, come al solito, sono così pochi... alla fine niente rivoluzione e tutti a casa.

G: Non so se hai notato anche tu che molti gruppi cercano di diffondere il loro nome il più possibile cercando di non limitarsi a suonare ma investendo somme considerevoli in gadget vari (spillette, magliette, adesivi ecc ecc). Non ci vedo nulla in contrario, a parte quelle rare volte che mi sono trovato di fronte a demotape ai limiti dell'ascoltabilità ma corredati da una marea dei suddetti gadget...
Con i Colonna avevate investito in questo senso, con i Comrades invece mi pare di no, o comunque in modo molto più limitato. Perché? Dipende soltanto dal fatto che i 2 gruppi hanno un seguito diverso oppure si tratta di scelte specifiche? Nel caso: quali?

P: Invece ti dirò che entrambi i gruppi hanno avuto medesime attenzione da parte mia; adesivi, maglie, dischi, spillette del cazzo, toppette del cazzo, spazio web. Se alla fine sono più i punk e pelati che i crustonazzi grind ci posso fare poco io. E comunque non è proprio un investimento, nel senso che non li regalo; la politica dell'etichetta è comunque di vendere il merchandise così come i dischi a poco, ma comunque anche se a poco, la gente se li è dovuti comprare, adesivi a parte. Comunque sì, in giro è pieno di gente che ha fatto tremila adesivi e due concerti. Fa parte della mentalità anni 2000: se ci pensi di punk-hc negli anni '80-'89 saranno usciti non più di 100 dischi mentre 100 dischi di punk-hc italiano saranno usciti solo negli ultimi due anni. Girano più soldi e tutti ci provano ad avere i loro 5 minuti di notorietà. I Colonna sono stati i primi dopo anni di Oi! patetico e melenso a suonare roba veramente anni '80: rozza e coi testi ignoranti; la gente ha gradito e comunque abbiamo fatto scuola. I Comrades sono comunque più cult come gruppo: 1000 dischi li facciamo fuori ogni volta ma non siamo un gruppo anthemico, il genere non lo richiede neanche un po'. Se però ci si mette siamo in grado di fare due mesi di tour e trovare un pazzo che ci conosce e ci organizza una data in Portogallo come in Danimarca, mentre per i Colonna sarebbe stato impensabile...

G: Rimpiangi mai qualcosa del tuo passato? Sento spesso dire la classica frase "io rifarei tutto". La cosa mi fa sorridere, mi chiedo se veramente posti di fronte ad una scelta tale queste persone sarebbero disposte a rifare le stesse cazzate, riprendersi gli stessi calci in culo e via dicendo. Personalmente rifarei molte cose, ma cercherei di farle meglio, col senno di poi, utilizzabile, una volta tanto, prima. Altre cose non nascondo che non le farei proprio. Comunque sia questa cosa è impossibile quindi inutile parlarne. Piuttosto mi interessa sapere la tua opinione. Mi interessa anche sapere se cerchi di pianificarti il futuro o se limiti all'essenziale le scelte circa il "domani". Questo tuo modo di pensare, qualunque esso sia, influenza il tuo modo di gestire le tue etichette e il gruppo?

P: Rifarei quello che ho fatto certamente e ne avrei fatto di più: più concerti, più trasferte, più dischi, più gruppi. Alla fine dieci anni sono volati via e adesso non ne avrei più la forza, ma se penso che magari a 20 anni cazzaravo parecchio... Vabbeh, quel che è stato è stato. Il domani è una cosa strana: alla fine avrò anche 30 anni ma mi sento alle volte molto giovane o comunque quello che faccio mi ci fa sentire. Ieri abbiamo suonato per la prima volta con il nuovo gruppo Oi! ed è stata una serata particolarmente bella per me, sono stato soddisfatto e mi son sentito un bambino nuovamente alle prime armi... Sono sensazioni che mi tengono su e non fanno sentire il passare del tempo. Non so, sono immune ai disegni tipo matrimonio, prole; per me il domani conta nell'andare in piscina, rivedere il libretto del prossimo disco S.O.A., evadere posta arretrata, i pacchi da fare, andare in posta a spedirli, tenere i contatti con i gruppi con la gente, rivedere il sito, vincere le aste su ebay, farsi due risate con i propri gruppi... Oltretutto sto con un ragazza che ha appena finito di studiare e quindi prima di affacciarsi al mondo lavorativo e trovare soluzioni abitative migliori ne deve passare di tempo.
Il mio poco guardare al domani non investe le etichette: le etichette sono una delle poche certezze al momento. Poco ma sicuro!

G: Nel suo piccolo l'hardcore ha saputo ritagliarsi la sua fetta di mercato. Le stesse grandi case discografiche non si sono lasciate sfuggire l'affare e hanno cercato di accaparrarsi i gruppi migliori. E' successo nel '76/'77 perché non avrebbe dovuto succedere anche ora?
Però va detto che il primo punk aveva le idee poco chiare su cosa fare, ed esclusi alcuni gruppi, gli altri erano li a fare numero (mi ricorda tanto il rap, una marea infinita di gente che lo suona sfruttando il successo di pochi e sperando di fare altrettanto). Invece l'hardcore si basa su determinati valori che possono anche non essere condivisi da tutti (e di certo non devono esserlo per forza!) ma che rendono difficilmente immaginabile la convivenza con grandi multinazionali dei dischi. Ed invece questo è successo, un video su 4 di MTv è dell'ultimo gruppo punk/hc, così alle radio, così nei prezzi dei dischi e nei canali di distribuzione. Ovvio che si tratta di gruppi di punta e che ne restano una marea che non sono intenzionati a scendere a patti, ma il mio dubbio (e quindi la mia domanda) nasce proprio da questo. Secondo te quanti tra questi cultori dell'"odiati, autoprodotti e fieri" lo sono per necessità e quanti per reale convinzione? Non saresti tentato dall'eventuale possibilità di guadagnare più soldi facendo la tua musica?

P: Ne sarei tentato perché di soldi se ne vedono così pochi che se potessi elevarmi dalla miseria facendo quello che voglio lo farei senz'altro...
No, poi alla fine non è vero dato che i Colonna comunque sarebbero potuti andare avanti a lungo campando di rendita ma a nessuno ha avuto la voglia di andare avanti controvoglia. Di gruppi sbandieratori è pieno, ma è facile parlare tanto quando sai per certo che il signor Sony non busserà mai alla tua porta. Se ci pensi non è che ci sono tutti 'sti esempi di gente a cui la Sony ha bussato alla porta ma loro hanno comunque continuato a farsi i dischi per i cazzi loro. Correggimi se sbaglio. Il problema non c'è comunque; mi sembra netta la separazione tra chi continua a suonare al Bencivenga e chi da via il culo per andare su Rock TV. Ma non per questo giudico male chi ci prova. Una delle mie massime è "sempre meglio di lavorare in fabbrica"... Secondo me quello che faccio con i Comrades o con il gruppo Oi! o i Threat Of Riot, deve rimanere al Bencivenga o al massimo al Sonica, non ci può essere sta grande ambizione al salto di qualità a fare questa musica.

G: L'Olanda è da sempre considerato un paese tollerante, e in effetti ha un atteggiamento decisamente permissivo nei confronti di molte cose, particolarmente in tema di sesso ma anche di droghe leggere. Questo non ha impedito che ci siano numerosi gruppi hardcore e una scena abbastanza consistente (ancora di più in Belgio, dove molte delle idee tolleranti dell'Olanda sono condivise a livello governativo). Sembra quasi smentito il teorema per cui il movimento di protesta è tanto più forte dove la repressione è maggiore. A cosa è dovuto secondo te questo fenomeno? Ho avuto modo di passare qualche tempo in Olanda e in effetti, dietro la facciata "turistica" da paese dei balocchi (ma gli olandesi si sa che sono da sempre grandi commercianti) si nasconde un tenore di vita molto basso. È solo questo, o c'è dell'altro?

P: Guarda io mi sono girato l'Europa in lungo ed in largo e posso dire che nei confini dell'Unione i più sfigati che se ne stanno casa con mamma e papà sono solo o quasi esclusivamente gli italiani. Solo noi e qualche altro sfigato terzomondista come Spagnoli, Greci e Portoghesi non hanno sussidi di disoccupazione, non hanno aiuti per andarsene di casa a studiare, non hanno assegni per ragazze madri e via dicendo. Crucchi, olandesi, belgi stanno molto meglio di noi a parer mio. Chi protesta sta ovunque ad ogni modo, pure dove si sta bene. Alla fine si sta bene pure in Italia e si protesta pure qua. Si protesta pure dove il tuo governo appoggia la soluzione anti militare (vedi Francia). Protestare è un simpatico previlegio della democrazia, dato che ci dicono che ci stiamo dentro alla democrazia, perché non sfruttarlo... Mi sa che comunque benestanti o meno, forse solo a S. Marino, Andorra, Liechstenstein, e Città del Vaticano non si protesta. Essere insoddisfatti è umano...

G: Un argomento che è sulla bocca di tutti: la guerra. Non ti chiedo cose specifiche in merito perché do per scontata la tua opinione. Ovviamente se pensi di voler dire qualcosa fallo pure. La cosa che più mi ha colpito è il senso di impotenza che provo io, in quanto cittadino italiano ed europeo, di fronte allo strapotere americano. Forti di una crociata antiterroristica di facciata, ma di fatto interessati a ben altri obiettivi di natura economica e politica. Provo ad allargare il discorso ad altre situazioni. Prendi ad esempio l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori: pare che si farà un referendum a proposito, in ogni caso ancora una volta in quanto lavoratore precario mi sono sentito quasi defraudato della mia voce. Ed è così quando si parla di riforma universitaria e noi studenti siamo gli unici a farne le spese. Ma ci sono mille altri esempi a cui potrei attingere, ultimo che mi viene in mente: il movimento no global che si esprime principalmente attraverso la protesta diretta. Dove voglio arrivare? È semplice. Penso che il malcontento di una determinata categoria di persone si manifesti in piazza, nei cortei di protesta. Sono uno strumento pacifico di dissenso, che può diventare seriamente pericoloso per chi governa proporzionalmente alla gravità dell'oggetto della protesta. Eppure (ecco dove volevo arrivare) sembra quasi inutile nella maggior parte dei casi. A prendere le decisioni restano in pochi, o forse sono sempre troppo pochi quelli che alzano la voce per dissentire. Cosa ne pensi? In particolare riferimento al movimento no global ritieni quest'ultimo frutto di un idea utopica e quindi destinato a scomparire oppure, nonostante tutto, la protesta resta lo strumento più efficace?

P: Io sono pessimista. Non mi piace l'aggregazione generale, perché penso di essere poco "accumunabile" alla massa per mia natura e per natura della massa. Le manifestazioni poi proprio non mi attirano da anni, pur magari trovandoci del buono e dei punti in cui potrei anche riconoscermi. So che qua la mia tolleranza va a farsi benedire, ma io le manifestazioni me le sogno con gente vestita di nero che carica la polizia ordinatamente e sincronicamente come succede in Giappone ed in Corea. Poi magari se fosse la norma anche qui me le sognerei piene di frikkettoni colorati che danzano stile tammuriata dei tarantolati... Alla fine sono anche un po' rassegnato ad essere un appestato della società e quindi vivo la mia vita tra gli ignavi.
La storia della guerra è un po' come quella del classico conoscente che avevi nella cricca da bambino di cui tutti avevano paura perché era grande e grosso e menava, e tu facevi pippa forzata. Questa è la storia dell'America da cent'anni a questa parte. Sarebbe stato meglio per tutti se gli Indiani gli avessero rotto il culo all'epoca...

G: Credo possa bastare. Sono contento di questa intervista e spero che lo stesso sia per te. Ti saluto con un ultimissima domanda, un po più classica: che uscite hai in programma con le tue etichette? E per quanto riguarda i Comrades?

P: E' uscito in questo momento il CD dei Devilskins su Oi! Strike ed in breve il CD dei Rough. Su S.O.A. invece il triplo CD compilation di vecchi dischi messi insieme, CD discografico degli Abstain, LP di Rupture, Voice Of Hate, Agathocles, CD di Woptime (uscito ora), Declino, doppio CD dei Contropotere, Avulsion, Crash Box in forse Upset Noise, Nerorgasmo...
Insomma ne ho per un paio di anni probabilmente. I Comrades ad Aprile festeggiano 10 anni di attività, abbiamo qualche concerto da fare, un paio di progetti di split che ci hanno offerto e che speriamo di chiudere in fretta.
L'intervista mi è piaciuta, suppongo che magari ti aspettassi elucubrazioni più interessanti da parte mia, ma alla fine sono stato parecchio onesto. Vengo dal basso e nel basso sono rimasto!