Intervista SOA 2009

Intervista di Lorenzo Fremen per 'zine hc mai uscita

Molte volte mi sono chiesto come poteva essere la scena italica anni anni fa,politicamente e concettualmente e come nel corso degli anni sia cambiata. Ovviamente mi sono ritrovato con molte domande senza nessuna risposta, e la curiosità e l'interesse fa dell'umano padrone. Una persona che è in attività ormai da tanto tempo altro non è che Paolo Petralia (SOA records, Vegan riot..) che si è dimostrato molto interessato a rispondere ad un po' di domande, affinchè parti del passato contrapposte al presente potessero emergere.

1)Ciao Paolo da quanto tempo fa sei entrato a contatto con l'hardcore?

Il periodo è all’incirca il 1987-88, passaggio cruciale da sonorità metal a quelle punk finendo inevitabilmente per l’hardcore. Avevo già a casa i dischi di exploited, sod, suicidal, coc e compagnia bella ma a natale 1988 andai al locale negozio di dischi e comprai il secondo dei napalm death e we’re not in this alone degli youth of today.Ne avevo letto le recensioni su Metal Forces, testata metal inglese ma che dava un sacco di spazio a roba più di nicchia. Sicuramente un imprinting fondamentale nella mia vita, musicale e non.

2)Quali erano i posti a Roma dove si poteva entrare di più a contatto con questo mondo?

Guarda, io ho più o meno fatto tutto da solo, nel senso che il passaggio me lo sono andato a cercare, sia a livello di musica che di tematiche. Una volta trovata la nicchia musicale, poi, il caso volle che in squadra di basket avessi un compagno che vagamente si interessasse a queste cose e mi ritrovai a frequentare tutti i sabati gente che poi avrebbe rimesso in sesto un minimo il fermento hardcore a roma negli anni a venire. I luoghi erano Disfunzioni Musicali in primis. Nella mia sete di sapere includevo nel giro di sabato anche Managua e Revolver, altri negozi di dischi, diciamo minori. Una tantum(#ho iparato nel tempo che una tantum significa una sola volta…)andavo appositamente da Rockset all’Alberone dove un paio di sorelle avevano una sezione punk-hc non male. Dopo qualche tempo anche gente del giro stretto iniziò ad aprire, e quindi ci si iniziò a stanziare di fronte all’Ottico GP42 di via Varese o la Banda Bonnot al Nomentano, poi trasferita a via Nomentana quasi Porta Pia. Il giro stretto si radunava intorno questi posti. I concerti erano veramente rari ed ovviamente guai a farsene sfuggire uno, anche di quelli veramente brutti. Così un minimo la lista delle frequentazioni si ingrossava. I posti che offrivano spazio all’ambito punk hc erano prettamente centri sociali, il Blitz, il Forte, il primo Brankaleone, il Breakout di Primavalle e poco altro. Qualche agenzia portava i gruppi grossi ed allora si doveva pagare per entrare al Uonna Club, all’Evolution, al Circolo degli Artisti ed in qualche occasione persino al Tendastrisce della Cristoforo Colombo.




3)Ritieni che fosse una scena omogenea? Cosa ne pensi di quella odierna?

Boh, per mancanza di numeri era forzatamente omogenea. Con il frazionamento dell’hc-punk in diversi microcosmi poi, sono nate un tot di sotto-nicchie spesso poco comunicanti tra loro. Non ho grande pensiero riguardo l’attuale scena in quanto non frequentante. Se non so, non metto bocca. Ma a pelle direi che la faccenda è anche peggiorata.

4)Quali sono stati i gruppi che ti hanno più influenzato? L'impatto per un buon gruppo secondo te sta nei testi o solo nella musica?

Se parliamo in senso stretto di punk hardcore, decisamente la prima scena hardcore americana suicidal, coc, dri, mdc, circle jerks, passando per il punk-hc italiano, amando alla follia l’hardcore brutale inglese della seconda metà anni 80’ (doom, electro hippies, ripcord, ent etc), strizzando un occhio al ny-hc dello stesso periodo, banchettando al tavolo del grind. Non so, come imprinting ce ne sarebbero tanti di gruppi per tutti i generi e sotto-generi che ascolto. Mi risulta difficile fare una lista dei più influenti.
Qualche anno fa avrei detto che i testi erano la prima cosa, adesso probabilmente sono più cinico e direi la musica.

5)Ti sei sempre prefissato un certo tipo di gruppi con la SOA records?

La SOA ha avuto sempre un’impronta sua, la velocità, una certo rapporto con i gruppi, soprattutto nei primi tempi,un attitudine molto diy, perlomeno da parte dell’etichetta, magari non condivisa da tutti i gruppi. Comunque no, non mi sono prefissato alcunché, i gruppi rispondevano prettamente ai miei gusti musicali, solitamente abbastanza monotoni e rozzi se vuoi. Hc-punk-grind-youth crew...

6)Oggi giorno, è molto facile organizzare un concerto, grazie ad internet. Comunicare con un gruppo o con altre persone è diventato questioni di attimi. Come vi muovevate per i concerti? Hai un episodio in particolare da raccontare su come era problematico?

Prima o dopo dovrei scrivere un libro sugli anni della militanza hc-punk, che i ricordi svaniscono col tempo. Uno dei concerti più faticosi ma comunque divertenti è stato il concerto degli Shelter al tempio Hare Krisna di Tor Tre Teste che ci impegnò per un sacco di tempo e ci mise a contatto con questo mondo di simpatici folgorati pococriniti. Penso fosse il primo che organizzammo in prima persona. Durante l’attacchinaggio ci fermarono anche le guardie quasi subito e mi spaccarono anche la mazza da baseball che avevo in macchina sti’ stronzi. Come se uno non potesse avere una sana passione per il baseball. Ad un certo punto una tizia dell’ambiente punk politico ma trabordante di soldi all’eccesso (cor villone in zona vip per intenderci)iniziò anche a fare una campagna mediatica contro il concerto con attacchinaggi in solitario anti krisna...bah.
Comunque, la cosa avveniva tramite attacchinaggi più o meno serrati presso metropolitane, negozi di dischi, licei, e quartieri vagamente affollati e/o alternativi. Serate intense, colla, freddo, macchine impiastricciate, chilometri macinati... tutto qua.

7)Certe persone che ascoltano hardcore o che suonano tale genere, cercano di evitare in qualsiasi modo il tema della Politica, o addirittura portano avanti slogan come "No politica tra di noi!". Tu come la pensi? L'hardcore deve mantenersi fuori qualsiasi concetto politico?

Mah, per essere “politici” non bisogna abbracciare una causa rossa, nera, o rossonera. Avere testi che trattano il sociale è già qualcosa di politico e solitamente un po’ tutti i gruppi hanno più o meno a che vedere con queste tematiche. Solitamente il “no politica tra di noi” secondo me è funzionale a suonare un po’ dove capita, a cercare di non venire etichettati, ad avere amici d’ogni risma. E’ un po’ un motto paraculo per non farsi rompere le balle.

8)Cercavate anche di dare un senso ad ogni concerto all'epoca? tentando di dare un tema alla serata per una finalità ?

Ci sono state occasioni particolari in cui il concerto aveva un suo perché, ma nella maggior parte dei casi no, era per il concerto fine a se stesso. Però visto che il 93% dei concerti che ho organizzato ed in cui ho suonato all’epoca sono stati in centro sociali, direi che un qualcosa di politico c’è stato, perlomeno un affinità o qualcosa di simile.

9)Quando frequentavo un po' più assiduamente roma, sia c.s. che locali, mi sono sempre chiesto che fine avessi fatto e soprattutto il motivo per cui molta gente del "passato" non si presentasse
ai concerti. Ci sono persone che dopo un certo numero di anni, credono che non sia più dovuto andare ad un concerto, e misteriosamente scompaiono, tu sei uno tra quelli?

In un certo senso si. Perché ho sempre pensato che avere a che vedere con il movimento hc-punk, andare ai concerti et simili, fosse sinonimo di avere amici e passare dei bei momenti. Finché è durato mi andava anche bene, poi però gli amici sono finiti per questioni di tempo massimo o di esclusione/epurazione, l’intrattenimento non faceva più per me (sai com’è essere sobrio alle due di notte in mezzo ad una ciurma di avvinazzati, a meno di non fare ricerche antropologiche per conto dell’università, non è proprio divertente)e quindi amen, tanti saluti. Da qualche anno ho anche la scusa che lavoro di notte quindi non mi possono nemmeno rompere le palle i pochi sopravvissuti se non vado a vedere i loro concerti. Non penso sia una questione di superiorità od altro. Magari solo di inadeguatezza. Mi domando come facciano un due-tre personaggi che sono ritornati fuori da una vita normale e si sono rituffati a capofitto nell’ambiente,...

10)Per quanto riguarda i gruppi, ci sono molti che in un certo senso si definiscono hardcore ma pretendono di diventare un gruppo da major, che ad un certo punto,chiedono cachet abbastanza insostenibili, non tenendo conto delle difficoltà nell'organizzare un concerto e nel promuoverlo. Esiste una linea per cui un gruppo ad un certo punto smettere di essere hardcore e diventa un mero prodotto da distribuire?

Ho smesso di farmi domande di questo tipo dallo scioglimento dei Wretched. Spero non si riformino mai per non tornare a farmi domande di questo genere...


11)Sembra strano, ma ora come ora in Italia, è molto difficile promuovere un gruppo. Credi che nel nostro paese ci sia un fascino solo per gruppi che provengono dall'estero? Ero la stessa cosa anche anni fa?

Ma, suppongo sia sempre stato così. Anche all’epoca in cui ero un cosiddetto militante non è che i gruppi italiani avessero chissà quali sostenitori. Così come i gruppi tedeschi o quelli svedesi. Poi per qualche strano assestamento delle placche tettoniche gli svedesi sono usciti allo scoperto... Fondamentalmente i gruppi locali avevano una base di appoggio dalla scena locale o semplicemente dagli amici, gli americani si portavano appresso l’aura da americano e quindi svariate persone, mentre tutto il resto zoppicava. Solitamente al gruppo europeo, per la riuscita di un concerto (e suo eventuale minimo rimborso) gli si affibbiava un gruppo locale che garantisse un minimo di successo economico alla serata...

12)Per i gruppi in cui cantavi, andare all'estero si è sempre posto come un dilemma? Pensi che sia una sorta di maledizione che ci portiamo avanti, cioè che se un gruppo è italiano non ha speranza di avere un certo impatto all'estero e viene bollato automaticamente come inutile?

Mah, la cosa vale a molte latitudini. Tanto per ripetermi, quanti gruppi austriaci, francesi, olandesi passano da queste parti e soprattutto che impatto hanno? Penso che comunque uno suoni per i cavoli propri,per la propria gioia, se poi viene qualche cosa tanto meglio. Il tour è una tappa interessante e sicuramente divertente nella vita di una band. Ma l’hc-punk è anche un circuito di privilegiati per questo; nel senso che tonnellate di gruppi jazz-gospel-pop-grunge (ammesso che esista ancora)non hanno alcuna rete di supporto su cui fare affidamento. Per esempio i Colonna Infame, uno dei miei gruppi,non hanno mai fatto più di due date di seguito né sono mai usciti fuori dall’Italia. Un po’ perché eravamo pigri e sfigati, un po’ perché nessuno si sarebbe potuto permettere perdite economiche, ed un po’ perché eravamo abituati male, ad avere una discreta platea in casa e magari la paura di non essere cagati fuori ci avrebbe un po’ destabilizzato. Con i Comrades invece ci siamo girati in lungo ed in largo Italia ed Europa ed è sempre stato sì altalenante ma particolarmente divertente. Tra i migliori e più furiosi concerti ne ricordo un paio con 15 persone davanti, sì e no.
All’epoca andare in tour od avere gruppi che venivano in tour era anche un evento non certo frequente. La difficoltà di suonare in giro è probabilmente dovuta anche all’eccessivo numero di gruppi che vorrebbero suonare oltre alla questione che i gruppi cagati siano quelli americani...

13)Parlando ancora del passato, c'è stato un periodo a roma in cui c'era la fantomatica Legion, che ha portato all'uscita di molti gruppi come Redemption, Opposite Force, Timebomb,Purification,Dehumanize etc , quel periodo in che modo lo vivevi?

In un primo momento sembrava promettesse ben; i primi due che nomini sono stati antecedenti alla Legion, infatti compaiono anche nella compilation del giro romano, Rebirth. Promettente, nel senso che nuovi gruppi venivano fuori, nuova energia,nuova linfa, sembrava la scena si animasse. Poi ha preso una piega a mio avviso poco simpatica, intollerante, chiusa, arrogante. Probabilmente era dovuta ai principali attori dietro la Legion, peraltro precedentemente amici del sottoscritto. Non mi sembra abbia avuto sto grande impatto al passaggio dei tempi, né mi sembra che tutti ‘sti fulgidi esempi della morale straight edge dell’epoca sia rimasti tali.
Se chiederai a qualcuno che ne faceva parte ti dirà sicuramente grandi cose, sono questioni soggettive, ovviamente. Tempistiche diverse, semplicemente.

14)Si dice che in un certo senso a Roma prima della Legion, nell'hardcore non c'era una coscienza profonda del Veganesimo, credi di esser stato influenzato da quel periodo? O pensi che come argomento fosse messo in una posizione di ultramilitanza o in modo troppo superficiale?

Penso sia stata una questione di tempi, di cogliere l’attimo. Gli ex legionari ti diranno “prima che organizzassimo noi le cose non c’era coscienza vegana, non c’erano donne ai concerti, non passavano i gruppi in tour etc etc”. Però penso siano stati meriti parziali, i tempi cambiano e si maturava tutta questa serie di cose nel momento in cui loro organizzavano eventi. Probabilmente il veganismo era semplicemente un argomento ancora poco divulgato. Prima di iniziare ad interessarmi all’argomento mi sembrava una cosa tanto improbabile... semplicemente non ce ne era coscienza. E comunque di tutta questa gente vegan/vegetariana che è passata per la scena hc-punk (occhio che non parlo della Legion)quanti sono rimasti? Una sacco di gente è passata direttamente dalla militanza vegan al Mc Donald. Probabilmente il giro musicale è un buon trampolino ma le facilonerie sono all’ordine del giorno, insomma sono azioni che dovrebbero essere soppesate bene. Penso di essere durato perché a mio modo non sono mai stato un estremista né uno che ama mettersi sul trono.


15)Viviamo in una società fortemente caratterizzata da quello che "possediamo" e da quanto alto è lo "stile di vita" che conduciamo. In quegli anni, come vedevi tutto questo progresso che si faceva avanti a spintoni e che influenzava le persone? Come lo vivi oggi giorno?

La mia spiritualità arriva sì e no a metà tacco delle mie scarpe, di per sé già basse. Ragion per cui, raccogliermi intorno alle mie magliette di gruppi, i miei dischi, la mia collezione vintage dei Micronauti mi da molta gioia. Probabilmente questo fa di me un materialista. Dall’alto dei miei 900 euri di stipendio mensili posso permettermi questo. Se fosse ricco magari troverei anche il tempo di buttarmi sulla spiritualità.
In realtà mi contento di poco, sono particolarmente impegnato e mi manca persino il tempo di spenderli ‘sti due soldi. Meno male che c’è ebay...
Per tornare alla domanda, vivo male i tempi moderni ma non sono abbastanza demoralizzato. Confido nei Maja e nel 2012.

16)Credi che sia fortemente connesso esser Vegan e anche Straight Edge? Ti ci rappresenti?

No, assolutamente. Negli ultimi anni mi è capitato di frequentare più vegani che non avevano a che fare con ambiti musicali, quindi per fortuna direi di no. Proprio perché penso che le questioni che hanno a che vedere con l’ambiente musicale, specialmente negli ultimi anni, sono particolarmente effimere per chi le vive e tanto vale che le due cose vengano vissute separatamente. Poi se qualcuno riesce a farle convivere a durare meglio per lui. Io continuo a far convivere entrambi le cose ma penso anche che il termine sXe fuori da un contesto hc-punk non abbia valenza, ed io da ormai non frequentante, posso fare a meno delle etichette.

17)Pensi che oggi, vent’anni e oltre dopo i Minor Threat, lo sXe abbia ancora un senso? Può avere un qualche impatto sulla società o può costituire uno strumento potenzialmente rivoluzionario per le nuove generazioni o resterà sempre una scelta per pochi? Come vedi insomma lo sXe di oggi rispetto a quello di un tempo?

Sono passati vent’anni dagli youth of today, figuriamoci dai minor threat...
Non so, ho veramente pochi contatti con l’ambiente, intendo fisici e quindi non mi curo tanto della cosa. Penso che funzioni finché si è un nucleo di gente unita/amica, poi con il tempo gli entusiasmi si smorzano e tanti saluti a tutti, attitudine compresa. Quindi rimarrà una scelta per pochi e lo dico per esperienza. No, non penso abbia grandi impatti, visto che la cosa avviene ad ondate e ad ondate scompare, in blocco. Ha decisamente un suo moto rivoluzionario ma là rimane. Parrà indelicato essere brutalmente realisti, ma da quello che ho potuto vedere direi che la cosa è presa alla leggera, come è probabilmente giusto che sia, quando il giro ha una media di vent’anni. E forse è meglio così, che poi alla fine vi ritrovati tutti cinici e stronzi come me.


18)Citando per esempio, la frase "Revolution starts in your Kitchen", credi che ognuno di noi che parla di voler cambiare la società in cui vive, cercando di non essere più un ingranaggio del capitalismo e provando a non esser più condizionato dalle cose che ci circondano, deve cominciare ad analizzare più nel concreto la vita che conduce e le azioni che fa durante la propria giornata?

Beh, la frase è decisamente ironica. La magra consolazione che abbiamo è di tentare di fare delle microrivoluzioni. Se ci tolgono pure quello che ci rimane? Il veganismo è un traguardo tutto sommato abbastanza semplice, che dipende realmente da noi e su cui non possono cagarti il cazzo. La gente si spacca il culo tutta la vita a sentire lagne e rogne dei genitori, professori indegni, amicizie squallide, datori di lavoro vessanti e relativi lavori poco gratificanti. Penso che farsi da mangiare sia la cosa più semplice da affrontare di fronte a tutto ciò, non capisco quando gli “esterni” mi chiedono come possa fare...

19)Come è cominciato il progetto Vegan Riot? Come sta procedendo?

E’ nato per comune passione che divido con la mia socia per la cucina, il nostro essere vegan ed il fatto che avevamo deciso di affrontare la questione animalista in maniera diversa. Per anni si è teso ad usare immagini forti di elettrodi ed animali impalati. Dato che all’epoca della nascita del sito io ero già vegetariano da ormai 15 anni, volevo passare oltre alla questione grandguignolesca della faccenda e mostrare la facilità di sopravvivere bene come faccio io/noi. In questo siamo stati pionieri, dopo Vegan Riot sono proliferati siti/blog di ricette vegan fotografici e documentaristici. Ad un certo punto, quasi forzati da un nostro amico di vecchia data abbiamo iniziato a fare delle cene itineranti. Il sito continua, gli eventi un po’ meno perchè il lavoro poco concede. Stiamo lavorando ad un libro, con la solita calma che ci contraddistingue...

20)Anni fa a Roma, esisteva qualcosa di analogo?

Diverse sono le realtà che organizzano eventi, prima di noi ci sono stati i ragazzi della Biosteria di Centocelle che hanno un mercoledi fisso ogni settimana da ormai diversi anni. Noi usciamo fuori ogni tanto, quando c’è un giorno buono per fare qualcosa. Considera che siamo anche abbastanza slegati dal giro di attivisti/animalisti. Nel senso che magari altre cose simili ci sono, ma magari noi orbitiamo più nell’ambito centri sociali/ristoranti veg. Da un annetto ha anche aperto un pub-gastronomia totalmente cruelty free, il Rewild a Garbatella. La Taberna 3hg al Pigneto ha anche un giorno alla settimana dedicato ai vegani. Un paio di caffè letterari tra Pigneto e San Lorenzo hanno torte vegan, il Forte Prenestino al giovedi cucina vegan. Negli ultimi tre anni due ristoranti veg hanno chiuso, uno ha aperto ed anche una nuova sede del Punto Macrobiotico. Insomma un po’ di fermento c’è, anche se stranamente Roma non offre così tanto come altre realtà europee. Prima o dopo vorrei fare un sito sulla città e cosa offre ai vegani/vegetariani.

21)Il veganesimo nel mondo ha cominciato a diffondersi a macchia d'olio portando a non dover faticare come presumo accadesse in passato, per trovare determinati ingredienti. Secondo te perchè dopo tutti questi anni in Italia siamo così indietro?

Perché l’Italia ha una solida cultura alimentare rispetto a tanti altri paesi europei. Solida, non significa sana. Diciamo più solida. Siamo anche fortunati per la latitudine che ci offre molto a livello di vegetali. Quindi ogni cambiamento ha comunque i suoi ostacoli, che vanno dai gusti della gente allo scetticismo degli addetti alla ristorazione, all’ostracismo dei medici. Probabilmente il mio orbitare intorno ad una grande città od essere indipendenti mi ha fatto vivere la mia vita vegan abbastanza tranquilla, suppongo che nei centri meno grandi sia un po’ diverso.
Calcola anche che la vita alimentare dei giovini è mediata spesso da una madre od una famiglia che solitamente non sono proprio entusiasti delle sue scelte dietistiche. Brunetta docet... insomma le questioni sono diverse. Tuttavia non è nemmeno così semplice essere vegani all’estero, ci sono paesi più ricettivi ed altri un po’ meno.

22)Credi che la diffusione di questo stile di vita, porta ad una globalizzazione più repentina, cancellando la cultura di appartenenza di un paese?

Né più né meno dell’introduzione di un Mc.Donald ogni 500 metri.
Fermo restando che uno può essere vegan facendo riferimento ai prodotti del luogo, senza basare una propria dieta unicamente sui salsicciotti di tofu.

23)Negli anni Fanzine e cose similari, sono andate pian piano scomparendo. A quali eri più affezionato?

No, lasciamo perdere, parliamo di venti anni fa, pure ad elencarle chi mi verrebbe dietro coi ricordi ?

24)Nel 2009 ha ancora senso fare una fanzine cartecea?

Decisamente è un operazione donchisciottesca però te la appoggio per il romanticismo. In ogni caso anche quando facevo SOA Zine non è che le nostre 100-150 copie ci portassero chissà quali vantaggi economici, di gloria, groupies etc etc. Quindi se qualcuno ha le palle per imbarcarsi in una fanzine cartacea, sapendo di andare incontro a poco interesse generale, comunque la dovrebbe fare perlomeno per il proprio ego.


25)Ti ringrazio per l'opportunità che mi hai dato per questa intervista, hai qualcos'altro da dire come ultime parole?
Malgrado un certo cinismo la SOA procede ancora www.soarecords.it così come il sito di ricette che faccio insieme alla mia socia www.veganriot.it. Lo spirito sebbene malconcio in qualche maniera continua.
Grazie a voi per l’interesse, altrochè.